Vistamare e Vistamarestudio sono liete di presentare The Presence of Absence, un’unica mostra in due sedi, a Pescara e a Milano, omaggio all’artista belga Jan Vercruysse, scomparso lo scorso anno.

Jan Vercuysse dà origine a una ricerca basata sulla natura spirituale dell’arte, sull’idea stessa che l’arte assume un valore completamente scollato dalla realtà, trovando la ragione del suo essere in una voluta “artificialità”.
Da studente scrive poesie e considera i lavori d’arte parole di un discorso, capaci di dar vita a forme di poesia visuale.
Lavora in “serie” tra le più importanti Chambres, Tombeaux e Places, che, come versi di un sonetto, partecipano dell’interrogativo imprescindibile su quale sia il posto dell’arte e dell’artista oggi. La presenza del vuoto diviene manifesta nella serie de le “Atopie”, non luoghi che non hanno bisogno di definirsi rispetto alla realtà e che trovano nel non-essere la loro più completa espressione.

In mostra da Vistamare a Pescara dal 23 marzo opere dagli anni ‘80 al 2010 che si dispiegano con cadenza non cronologica ma tematica, attraverso una narrazione fotografica, e raccontano la ricerca di Vercruysse per immagini. Vercruysse, presente nella scena del’arte Italiana dal 1987, prima con le sue Atopies e in seguito con i Tombeaux, nel 1992 espone per la prima volta in un Museo Italiano al Castello di Rivoli. I Tombeaux, sono spesso sculture monumentali in legno, bronzo e vetro e l’ambiguità di significato del sostantivo francese, che indica la tomba/sepolcro così come una composizione musicale o poetica dedicata a qualcuno che non c’è più, riflette una parte della poetica di Vercruysse spesso in bilico tra sacralità e gioco. Nel salone principale Les Paroles [Letto] Vll, 1999, tre strutture dalla forma di leggio, in legno dipinto, che combinano planarità e volume: al loro interno contengono immagini di incisioni e affreschi erotici trovati a Ercolano e a Pompei dal libro ‘Cabinet Secret du Musée Royal de Naples’.
Places è una serie a cui Vercruysse inizia a lavorare dal 2005: è il titolo stesso a indicarne il senso di luoghi prescelti della memoria, in cui si concentra il significato delle cose accadute, parti della vita di ognuno. L’artista plasma un linguaggio nuovo, sostituendo alle lettere dell’alfabeto romano i 4 semi delle carte da poker. Cuori, fiori, picche, quadri compongono frasi celate in installazioni leggere a parete o nelle ponderose placche commemorative a pavimento. Camera oscura 2002 è una progressione fotografica: mezzo espressivo utilizzato sin dagli esordi. Proprio per la sua aderenza alla realtà, l’immagine fotografica, che spesso è in Vercruysse un autoritratto spogliato di qualsiasi compiacimento, diventa efficace articolazione del vuoto insormontabile che separa l’arte e la vita.

In mostra da Vistamarestudio a Milano dal 27 marzo opere che ripercorrono la ricerca dell’artista dagli anni ’80 al 2002, in grado di offrire, attraverso una selezione di lavori che dialogano con gli spazi della galleria, una visione esatta dell’arte concepita da Vercruysse. Opera centrale è La Sfera presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1993, una grande scultura in bronzo che rappresenta una tartaruga che cerca di arrampicarsi su una sfera: equilibrio perfetto tra convinzione concettuale e preoccupazione estetica. Nel silenzio formale dell’oggetto stesso i Tombeaux e l’opera fotografica Zonder titel (zelfportretten) XVI 1981, che svela il suo uso della fotografia come strumento di rappresentazione indipendente dalla poetica intrinseca del medium, confessano la volontà dell’artista di spogliare le sue opere di qualsiasi significato convenzionale, utilizzando gli elementi per quello che sono, cornici vuote che danno valore all’assenza e alla totalità dell’arte, intesa come infinita potenzialità.

Jan Vercruysse (Ostenda 1948 – Bruges 2018) ha rappresentato il Belgio alla Biennale di Venezia nel 1993. Le sue opere sono in importanti collezioni europee e americane, come la collezione Castello di Rivoli, Torino; Tate, Londra; MoMA, New York; MOCA, Los Angeles; MhKA, Anversa; Herbert Foundation, Gent; e Van Abbemuseum, Eindhoven. Nel 2001 Jan Vercruysse ha ricevuto il Flemish Culture Prize per le arti visive.

Si ringraziano la Fondazione Jan Vercruysse e la Collezione Janssen.